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Dall’omofobia al bullismo

16 Maggio 2016

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Dall’omofobia al bullismo

Tanta confusione tra tolleranza e indifferenza. Parla lo psicoanalista

di Giuseppe Maiolo

A dispetto di ogni illusorio progresso della mente, la paura di ciò che è diverso dilaga ancora nella nostra coscienza collettiva e contagia un po’ tutti come un virus. Viviamo un tempo di diffusa ipocrisia, quella che oggi fa dire “Non ho nulla contro i gay, ho molti amici che lo sono” e con questo scambiamo la tolleranza con l’indifferenza.E’ proprio questa confusione che, a mio parere, lascia libera invece di circolare l’intolleranza e la mancanza di disponibilità verso chi non è come noi e fa emergere la fobia dell’omosesssualità e l’aggressività violenta con cui si colpisce chi ha un orientamento sessuale diverso e lo si percepisce come pericoloso.

In questo modo si riproduce e prospera in modo subdolo ma davvero allarmante il fenomeno del bullismo omofobico che si alimenta dell’aggressività e della violenza dei gesti e delle parole di una sottocultura inaccettabile la quale ancora confonde l’omosessualità, che è un orientamento sessuale, con la perversione come la pedofilia.

Ho curato e curo sia vittime che bulli, i quali nello spazio virtuale che ormai ci avvolge tutti, aumentano in maniera impressionante. Non credo sia questa la strada da perseguire. E non servono solamente le leggi per reprimere il fenomeno. Serve piuttosto un corale intervento di educazione e di prevenzione di una comunità educante finalmente decisa a fare in modo che si arresti la violenza “orizzontale” del bullismo.

Alle radici della violenza omofobica c’è ancora un magma indifferenziato di sentimenti che non si sono potuti evolvere perché è mancato un percorso educativo. Spesso in chi si accanisce contro l’omosessualità è stato insufficiente quel percorso di accompagnamento alla conoscenza di se stessi e delle proprie parti oscure e fortemente carente l’addestramento al riconoscimento degli altri per ciò che sono, pensano o fanno.

È il fallimento del processo educativo che produce insicurezza e incapacità di accettazione. Alimenta piuttosto il pensiero unico, polarizza la coscienza e mette distanza non solo fisica ma affettiva ed emotiva tra sé e tutto ciò che non si riesce a condividere. Più domina il motto “fatti gli affari tuoi”, e più si favorisce la lontananza da quello che non ci riguarda e soprattutto produce una diffusa indifferenza. Più è elevato questo bisogno e più si mette in azione un potente meccanismo di difesa che si chiama pregiudizio e intolleranza.

In una recente pubblicazione dal titolo “Il bullismo omofobico” (ed. Il Saggiatore, 2015) curata in Italia dallo psicoanalista Lingiardi, l’autore Ian Rivers, con dati alla mano, mostra quanto oggi il bullismo omofobico rappresenti una delle espressioni più pericolose della violenza di genere collegata strettamente al pregiudizio e a una insufficiente azione educativa.

L’accento è posto su quella particolare forma di violenza che possiamo chiamare invisibile. Si dice, ad esempio, che a scuola molti insegnanti non intervengono immediatamente per arrestare le offese del bullo ma, in più di un caso, la vittima viene sollecitata, per difendersi (!), a comportarsi da “maschio” oppure a sua volta da bullo.

Così il libro di Rivers chiama in causa gli adulti e la loro incapacità di proteggere i bambini e gli adolescenti. Perché alla violenza dei pari si aggiunge la violenza invisibile di chi non osserva o non interviene, di chi rimane in silenzio e nell’apparente neutralità educativa.

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