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Aeroporto, una struttura intermodale “a valore aggiunto”

27 Maggio 2016

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Aeroporto, una struttura intermodale “a valore aggiunto”

Pubblichiamo la lettera al direttore di Enrico LILLO, Coordinatore Provinciale di Conservatori e Riformisti

L’aeroporto di Bolzano, è la scommessa di una provincia, che intende affrontare con uno sguardo lungo la sfida delle infrastrutture strategiche e della mobilità sostenibile. Le reti e le infrastrutture, costituiscono una leva decisiva, attraverso le quali agire, sulla qualità della vita delle persone e sulle opportunità di sviluppo dell’intero territorio provinciale. Questa consapevolezza, deve accompagnare l’azione politica nei prossimi anni, e consentire all’Alto Adige, di operare sempre al meglio nell’ambito delle politiche dei trasporti. La costante crescita della domanda e dell’offerta di trasporto aereo a livello mondiale, ci dovrebbe indurre, a una riflessione seria sull’argomento, e sui possibili effetti anche a livello locale, invogliandoci a pensare ad uno sviluppo dell’attività aeroportuale.
Oggi, anche l’aeroporto di Bolzano, non deve essere visto semplicemente come un’area su cui convergono gli aeroplani e le loro operazioni ma è, a tutti gli effetti, una struttura intermodale “a valore aggiunto”, dove i passeggeri e le merci passano dal trasporto di superfice a quello aereo e viceversa. A tale processo di trasformazione, cioè da semplici strutture “sociali” a imprese dinamiche, si contrappone però l’aumentata sensibilità verso l’impatto ambientale che costituisce un serio vincolo ai piani di sviluppo aeroportuali. L’impatto ambientale degli aeroporti, che comunque ha una dimensione esclusivamente locale, può essere individuato in due fattori, dove la principale sorgente di inquinamento acustico ed atmosferico è rappresentata dai movimenti degli aeroplani, mentre la seconda è rappresentata dai movimenti del traffico di superficie da e per l’aeroporto. C’è chi è convinto, che questi fattori nocivi sull’ambiente abbiano superato per importanza, gli effetti positivi del trasporto aereo sulla crescita economica e sociale della nostra provincia. Rispetto naturalmente questa tesi, ma non sono d’accordo. Con l’avvicinarsi del referendum del 12 giugno, sono emersi molti comitati e, soprattutto molti pareri, dai quali si evince che il problema legato al pieno funzionamento dell’aeroporto di Bolzano e del relativo contributo pubblico, non è soltanto un problema tecnico-economico, ma investe la sfera della politica dei trasporti, nel contesto dello sviluppo sostenibile, che deve essere una priorità per il nostro territorio.
In quest’ottica, il futuro del nostro aeroporto non deve essere indirizzato solo da fattori di natura economica, ma anche e soprattutto da considerazioni di carattere sociale ed ecologico, secondo un approccio che sappia bilanciare effetti positivi ed esternalità negative riducendo queste ultime ad un livello accettabile.
È questa la grande sfida che la politica e la comunità devono saper accettare e soprattutto vincere. Fare del terrorismo sugli effetti dei possibili scenari, come mi è capitato di ascoltare in occasione di alcuni convegni organizzati dai comitati del “NO”, non produce null’altro che un sentimento di rigetto nei confronti di un sistema di trasporto la cui demonizzazione generalizzata è fonte di gravi ricadute sul sistema occupazionale e di sviluppo in generale della nostra provincia. E giusto per ricordarlo, faccio presente che l’impatto economico di un aeroporto ottimamente funzionante, significa una ricaduta positiva in primo luogo sul reddito, sul livello occupazionale e sulle entrate fiscali che le operazioni aeroportuali producono per il fatto stesso di essere attività economicamente significative, e in secondo luogo, sulle attività produttive della provincia, quali il turismo, il commercio, l’industria, i servizi, il settore creditizi. Non sono pochi gli studi che indicano che il trasporto aereo produce un interessante effetto positivo sul PIL. Quindi, considerando vera la teoria del “NO” che ci dice che la presenza di un aeroporto è fonte di inquinamento acustico e atmosferico, è altrettanto vera la teoria del “SI”, basata su una prassi consolidata del settore che ci indica che l’impatto economico degli aeroporti produce anche diverse ricadute positive che possono essere racchiuse in tre categorie, e cioè quella dell’impatto diretto, costituito dai redditi e dai livelli occupazionali direttamente imputabili alle attività svolte in aeroporto dalla società di gestione, dagli operatori aeroportuali, dalle compagnie aeree, dagli operatori commerciali presenti in aeroporto, dalle Istituzioni, (Polizia, Dogana, et…); quella dell’impatto indiretto, cioè quello incidente sui redditi e sull’occupazione delle attività economiche effettuate all’esterno dell’aeroporto, che rientrano nella catena dei fornitori delle attività aeroportuali, (fornitori di carburante, alberghi, imprese di pulizie, fornitori di altri beni e servizi etc…); infine quella dell’impatto indotto, cioè l’effetto a “cascata”, ossia generato dalle attività che si sviluppano in seguito alla domanda di beni e servizi dei soggetti economici, siano essi persone che imprese, che operano direttamente o indirettamente per l’aeroporto. Ad avvalorare questa tesi, ci sono le ricerche che dicono che più sono alti i movimenti aerei, più alti sono i benefici economici di ricaduta.
Sono fortemente convinto quindi, che occorre insistere sulla poliedricità della nostra provincia investendo soprattutto su di un network di trasporti, in grado di sostenere la evidente lievitazione del traffico passeggeri; così come si è investito centinaia di milioni di euro nel rinnovo del sistema rotabile, occorre sostenere anche il trasporto aereo.
Oggi è assolutamente necessario integrare, le infrastrutture strategiche in una logica territoriale e di sistema in grado di competere sul mercato internazionale. Innovare è il prossimo banco di prova, un banco di prova fondamentale per poter stare al passo con la globalizzazione galoppante.
Conclusioni: tenendo ben presente, che se l’aeroporto da un lato, soddisfa la domanda e produce ricchezza, e dall’altro produce effetti negativi indesiderati sull’ambiente e sui cittadini che vivono nelle vicinanze degli aeroporti e che spesso (questi ultimi) non sono convolti nella catena del valore subendone in sostanza solo gli effetti negativi, occorre perciò innovare il rapporto tra ambiente ed economia, in modo da consentire sì la crescita economica, ma che incorpori contestualmente la propria eco-sostenibilità non come una camicia di forza, ma come una occasione di ricchezza generale, di apertura ai nuovi mercati, e quindi di rafforzamento della nostra capacità competitiva. Questo si può ottenere individuando un modello di governance avanzato che richiede un grande sforzo sia dei cittadini che della politica. Ecco pertanto, che a mio modesto avviso, (nonostante la mia visione liberale della società), la cabina di regia nel caso dell’aeroporto di Bolzano deve rimanere pubblica, in modo tale da consentire alla Provincia il necessario monitoraggio e di poter operare le necessarie scelte, per raggiungere il doveroso bilancio tra le esigenze delle forze politiche, imprenditoriali ed economiche di questa terra, con quelle della popolazione più soggetta ai disagi che la struttura aeroportuale comporta. Gli strumenti ci sono, occorre solo mettere da parte le ideologie estremiste e operare nell’interesse generale.

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