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Se nei politici corrotti e di malaffare manca la vergogna

29 Aprile 2016

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Se nei politici corrotti e di malaffare manca la vergogna

Siamo forse amministrati da bambini egocentrici o da infanti che si credono onnipotenti? Il parere dello psicologo

di Pino Maiolo

Nei giorni scorsi una frase pronunciata dal famoso pubblico ministero di “Mani pulite” Piercamillo Davigo, oggi magistrato di Cassazione e presidente della Associazione Nazionale dei magistrati, ha provocato molte critiche e  reazioni, alcune risentite e di offesa. Si sosteneva in un’intervista ad un importante quotidiano che oggi la caratteristica prevalente dei politici corrotti è quella di non vergognarsi più di essere stati scoperti a rubare. Si può condividere o meno un giudizio così tranchant, ma forse una breve riflessione sulla valenza psicologica della vergogna, ci può servire per capire cosa c’è dietro un’emozione come quella della vergogna e da dove essa proviene.

La vergogna è un sentire comune e umano, un percepire complesso di emozioni che coinvolgono tutti gli individui sul piano cognitivo e affettivo, ma soprattutto su quello relazionale. Tutti infatti provano vergogna, una sorta di intenso imbarazzo per aver mostrato qualcosa di intimo che la collettività considera inopportuno o giudica negativamente mostrare. Tale disagio intenso che è legato al giudizio altrui è strettamente collegato al senso di colpa. Così quella vergogna che si associa prevalentemente all’esposizione delle proprie parti intime, è in gran parte determinata da una sovrastruttura morale come il  super-io che fa sentire imbarazzante stare nudi di fronte agli altri. Non a caso la radice della parola vergogna, allude proprio all’idea del “coprirsi” e fa del nascondimento di sé o di parti del proprio corpo, la risposta sociale.

Tuttavia non è solo per la nudità fisica che si prova vergogna. Si può provare disagio anche quando vengono portati allo scoperto pensieri intimi o rivelati comportamenti privati che secondo il senso comune o le norme sociali sono inaccettabili. Per questo il vergognarsi è una sensazione di forte imbarazzo che deriva in gran parte da quello che abbiamo introiettato del codice morale che ci è stato fornito dall’ambiente e dall’educazione familiare.

Nella vergogna, però, c’e anche qualcosa di individuale, che ha a che fare con la crescita e lo sviluppo personale, ed è espressamente collegato al corpo. È un disagio che, a prescindere dai principi morali ricevuti, si sviluppa da una certa fase evolutiva in poi. Di solito attorno al terzo-quarto anno di vita compaiono i primi cenni di questo imbarazzo che si manifesta come ritrosia a stare nudi di fronte agli altri. Prima di questa epoca a un bambino non crea alcuna vergogna la nudità del suo corpo. Poi tutto cambia e il bisogno di coprire le parti intime, soprattutto di fronte agli estranei, indica che egli sta crescendo ed è impegnato nella scoperta della relazione con gli altri. Segnala che il processo di acquisizione delle norme sociali è iniziato ed è cominciato quel percorso che piano piano lo condurrà a ridimensionare il suo infantile egocentrismo per adeguarsi alle regole della comunità.

Provare vergogna, allora, può vuol dire cominciare ad avere un sentimento “adulto” che consente gradualmente la costruzione di una visione matura della realtà e di ciò che è “pubblico” o “privato”. Il disagio derivante dal sentirsi messi a nudo, può servire infatti nella gestione dei  propri comportamenti e aiutare a rispettare lo spazio relazionale. Il senso della vergogna se lo provi ti permette di riconoscere le tue responsabilità e di correggere gli atteggiamenti inadeguati o offensivi, così come distinguere ciò che è lecito da quello che non lo è.

Detto questo, viene allora da chiedersi: forse che il non provare vergogna è per tutti sintomo di incapacità a riconoscere appieno la responsabilità delle proprie azioni o manifestazione di difficoltà nella regolazione dei propri comportamenti sociali?  E la frase incriminata che attribuisce assenza di imbarazzo in quei politici corrotti e di malaffare,  potrebbe dire che oggi ci troviamo di fronte a individui che hanno avuto una carente educazione alla moralità e al rispetto degli altri? Oppure potrebbe significare che in casi del genere siamo amministrati da bambini non cresciuti, infanti egocentrici dotati di un Io ipertrofico e onnipotente che non ti fa provare alcun disagio anche quando sei stato scoperto con le mani nel sacco? Domande aperte a cui ciascuno può rispondere come meglio crede.

 

 

 

 

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