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Nadia Mazzardis nel segno di Langer

6 Aprile 2016

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Nadia Mazzardis nel segno di Langer

Nadia Mazzardis nel segno di Langer

Nadia Mazzardis risponde alle tante chiacchiere apparse sui media con fatti e proposte concrete, funzionali al contesto d’autonomia della provincia di Bolzano. Consapevole del mal di pancia italiano lancia una serie di spunti interessanti a margine dell’elezione degli “otto”, corollario dai risvolti polemici al termine del sabato dei “100”.

Nadia, delusa dalla Convezione?

Nadia. In parte sì, stimo a livello personale gli eletti, ma avrei preferito una rappresentanza paritetica e non proporzionale. (Si riferisce agli “otto”)

I due rappresentanti del gruppo italiano la convincono?

Nadia. Umanamente nulla da dire, a livello di Convezione invece avrei preferito almeno un rappresentante dotato di crismi più corrispondenti alle esigenze del gruppo italiano.

Gli italiani secondo lei non si sentono rappresentati?

Nadia. Gli italiani hanno un gran mal di pancia…(sorride)

Colpa anche del contesto “Alto Adige?”

Nadia. Ci hanno cresciuto dentro le gabbie etnico linguistiche, ci hanno fatto dichiarare se siamo italiani o tedeschi o ladini e senza questa dichiarazione ti vengono preclusi tanti diritti. Forse in certi luoghi ci vogliono persone scafate che sappiano dove metter mano, persone magari che si rifacciano a Langer…ma attualmente non ne vedo.

La proporzionale è un male?

Nadia. Cerco di spiegare. In fin dei conti la proporzionale è tale e quale alle quote di genere per cui io mi batto da anni per favorire l’accesso delle donne in politica. Si tratta di un’azione positiva.

Quote rosa anche in Convezione, quindi?

Nadia. Le quote di genere le chiedo in quanto donna, quindi maggioranza della popolazione, ma che in realtà soffre di una minoranza rappresentativa e penso seriamente che a rappresentare le donne, servano più donne. Perché una donna sa, come l’ha guardata il capo quando gli ha detto che era incinta, una donna sa che a 30 anni quando si presenta per un colloquio di lavoro, passa più tempo a raccontare della sua vita privata (se vorrà o meno avere figli, se vorrà o meno sposarsi, come farà a viaggiare per lavoro con due figli piccoli etc. etc.) che della sua capacità professionale.

Allora le quote altoatesine per il momento sono da non eliminare?

Nadia. Ogni minoranza va tutelata ed ogni minoranza ha il diritto ad essere rappresentata, in un sistema come quello della Provincia Autonoma di Bolzano che fonda le sue radici nella rappresentazione per quote. Voglio essere propositiva e pensare che ogni gruppo sia semplicemente portatore d’interessi e modi di vivere differenti, e che l’unione di questi punti di vista diversi possa tradursi nel meglio per tutti.

Tornando al mal di pancia italiano, soluzioni?

Nadia. Gli italiani in Alto Adige Südtirol pur essendo maggioranza nazionale, sono minoranza territoriale, ma non possono rivendicare mai il loro diritto di tutela. Se lo rivendicano verso il gruppo tedesco, gli viene risposto che sono la maggioranza nazionale. Se lo rivendicano verso i nuovi cittadini, come è stato fatto nei confronti di chi è d’origine straniera, diventano razzisti, chiusi e velenosi. Se lo rivendicano nei confronti di altri italiani, che vivendo in un contesto culturale e territoriale più tedesco, sono assimilabili per cultura e bisogni più alla cultura tedesca che italiana, sono i soliti rozzi, che non sanno vedere quanto bravi sono stati questi e quanto inadeguati siano loro.

Riferimenti a qualcuno in particolare? Sassolini nella scarpa?

Nadia. Sono una persona abituata a ragionare per sistemi e modelli, non ragiono ad personam. Riguardo la sottoscritta ho letto assurdità, ma probabilmente non mi si conosce a fondo, ad iniziare dal mio vissuto.

Rappresentanza italiana nel F100, lei è stata combattiva…

Nadia. Ho posto con forza il tema della rappresentanza italiana nel F100 che ha eletto gli 8 alla K33, sottolineando che l’eletta donna per il gruppo italiano, impegnata e capace, saprà rappresentarci al meglio, ma che il suo orientamento e la sua priorità– e lo ha spiegato bene anche nella sua presentazione- è dare voce ai nuovi cittadini. Ed è’ giustissimo, perché il tema della migrazione/immigrazione è un tema trasversale, che andrà presidiato in ogni ambito tematico nel Forum dei 100. Lei dichiara, e so che lo fa con convinzione che ci rappresenterà al meglio, ma gli italiani autoctoni hanno priorità differenti e dalle mail, i commenti che ad oggi mi arrivano ho compreso quanto non si sentano completamente rappresentati.

Sapere il tedesco, o almeno capirlo, secondo lei è requisito fondamentale?

Nadia. Io penso di sì, il tedesco è humus culturale altoatesino, non credo non lo si impari per una mera questione dialettale. L’importante è parlare con chi è di madrelingua, non come, che mai deve diventare fondamentale. Il con è la congiunzione che unisce

Qualcuno le ha dato della razzista, sembra incredibile per chi propose giusto lo scorso anno un cambio di nome a Piazza della Vittoria…

Nadia. Quello che mi chiedo è perché se noi minoranza italiana, concentrata per la maggior parte a Bolzano e Merano, realtà urbane completamente diverse dalle realtà rurali, nel momento in cui chiediamo d’ avere una voce nostra, veniamo tacciati di razzismo?

Le minoranze, hanno tutte diritto di tutela o no?

Nadia. Nessun italiano di Bolzano o Merano saprebbe tutelare i cittadini con background migratorio, meglio di un cittadino o di una cittadina che ha questo back ground, che sa cosa vuole dire, che lo ha vissuto sulla propria pelle. Poi lo so che il politically correct, vuole dire che dobbiamo guardare avanti, affrancarci dalle gabbie, che non serve un quarto, gruppo quello dei nuovi cittadini, che già sono troppi i tre con cui ci hanno condizionato la vita, ma il problema è che non viviamo nel mondo che vorrei!

Il suo mondo “che vorrei”?

Nadia. Nel mondo che vorrei varrebbe la competenza e non l’appartenenza linguistica, varrebbe la competenze e non l’occupazione maggioritaria dei posti di potere da parte degli uomini invece che delle donne, ma noi viviamo qui in un Alto Adige Südtirol la cui Autonomia non fa innamorare gli italiani.

Concludiamo, cosa si propone?

Nadia. Mi propongo di lavorare a più unità e coesione nel gruppo italiano, una cooperazione che vada, su certi temi, oltre al discorso politico destra/sinistra, vorrei una partecipazione più attiva da parte dei nostri cittadini, che osservo distanti e delusi. Mi auguro sia occasione per sentire propria una realtà particolare come quella altoatesina, dilaniata in passato da guerre, regimi ed oppressioni. Spero in un futuro unico, magari partendo da proposte scolastiche e sociali, l’obiettivo (ambizioso) che mi pongo, è portare in Convezione lo spirito di Langer.

 

Marco P.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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