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LA PRIMAVERA ARABA

5 Aprile 2016

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LA PRIMAVERA ARABA

LA PRIMAVERA ARABA

Di Denise Bortolotti

La cosiddetta Primavera Araba fu una serie di rivolte e proteste che portarono allo sconvolgimento del mondo arabo. Il tutto iniziò in Tunisia in modo estremamente drammatico, sotto il regime di Ben Ali. Il 17 dicembre 2010, un venditore ambulante dell’età di ventisei anni, Mohammed Bouazizi, si diede fuoco di fronte al palazzo del governatorato locale, dopo che la sua merce venne sequestrata ingiustamente dalla polizia. Il tragico gesto avvenne a Sidi Bouzid, uno tra i luoghi più poveri della Tunisia, dove ingiustizie e soprusi erano all’ordine del giorno, in cui il tasso di disoccupazione giovanile superava il quaranta per cento.

Il giovane tunisino morì dopo pochi giorni in ospedale, scelsero di emularlo Houcine Neji e Lotsi Guadri, altri tre ne tentarono l’impresa in Marocco ma vennero fermati in tempo. Ai funerali del martire parteciparono 5000 ragazzi, sfidando le forze dell’ordine.

Di principio venne visto semplicemente come il gesto di un folle disperato, invece fu la scintilla che innescò una pericolosa minaccia, divampandosi rapidamente in una protesta popolare. La rivoluzione interessò il Medio Oriente ed il Nord Africa, e vennero coinvolti diversi strati della popolazione, tra cui studenti, professionisti, ceti colti e benestanti, con l’intento di riconquistare libertà sia civili che politiche, contro trent’anni di regime corrotto. In Siria, un terzo della popolazione ha il dovere di spiare l’altro, condizione che determina un clima di insicurezza ed agitazione, in quanto chi è sospettato viene torturato dalle forze dell’ordine. Uno dei fattori scatenanti fu il crescere del prezzo dei generi alimentari e della fame. Tra le cause dell’aumento dei costi: la “siccità in Russia e Kazakistan accompagnata dalle inondazioni in Europa, Canada e Australia, associate all’incertezza sulla produzione in Argentina”, a causa di cui i governi dei paesi del Maghreb, costretti ad importare i generi commestibili, hanno scelto l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di largo consumo.

Il popolo esausto dalle violenze ed angherie subite cominciò a reagire scendendo in piazza ogni giorno, determinato a raggiungere gli obiettivi e spinto dal sogno di poter riprendere a condurre una vita libera e dignitosa. Presero vita cortei, manifestazioni di massa e scioperi, quella che sembrava una semplice rivoluzione locale si trasformò in un evento di proporzioni enormi. La rilevanza mediatica avvenne grazie al largo uso di social network come Facebook e Twitter per organizzare, comunicare e divulgare gli eventi a dispetto dei tentativi di repressione statale. I social comunque non furono l’unico motore della rivolta, secondo alcuni infatti, “il network della moschea e bazar” contarono molto più di Facebook, Google o quant’altro.

Iniziò così la “rivoluzione dei gelsomini”, che costrinse Ben Ali a fuggire in Arabia Saudita. Molti altri paesi subirono quindi l’onda d’urto di una serie di proteste fondate su pochi principi quali: democrazia, dignità, lavoro e libertà, che portarono alla fuga o morte dei propri governanti. In Egitto per esempio, Hosni Mubarak, governante da trent’anni, davanti alle richieste del popolo lasciò il potere l’11 febbraio 2011, qualche giorno dopo la fuga di Ben Ali. A Bengasi, in Libia, gli oppositori del regime repressivo di Gheddafi reagirono causando rivolte violente che portarono alla guerra civile. Grazie all’intervento dell’ONU, si concluse con la vittoria dei ribelli e la morte del dittatore. Nel giro di pochissimo tempo, la “primavera” si estese nello Yemen, Siria, Algeria, Giordania, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan, Somalia, Iran, Marocco e Kuwait.

Nel 2011, in Marocco, il popolo protestò contro Mohammed VI, finché nel 2012 si formò un nuovo governo con l’intento di democratizzazione e riunire i paesi del Maghreb arabo. Fu il turno del Bahrein e dello Yemen, ma la situazione più drammatica sfociò in Siria, dove scontri violenti tra polizia e manifestanti portò ad un’enorme quantità di vittime.

Ad oggi la situazione nel Medio Oriente è tutto fuorché risolta, il clima diventa sempre più teso giorno per giorno ed il popolo è esausto.

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