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Un atelier chiamato Brennero

24 Febbraio 2016

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Un atelier chiamato Brennero

Tessuto sociale

Un atelier chiamato Brennero

Nell’ambito della Piattaforma delle Resistenze Contemporanee 2016 è partito il progetto “Tessuto sociale”, organizzato dalla Cooperativa Atelier e destinato a tutte le donne che vivono nel territorio di confine.

Creazione d’impresa come promozione di comunità: è con questa convinzione che la coop sociale Atelier di Bressanone sta portando avanti un progetto a Passo Brennero, destinato a immettere nel mondo dell’imprenditoria donne sia straniere che italiane. E i primi passi sono incoraggianti.

A metà gennaio i responsabili di Atelier, Francesco Tancredi e Caroline Leitner, hanno incontrato alcune donne di Brennero per spiegare lo scopo del progetto e raccogliere informazioni sulle loro abilità lavorative. Positivo il riscontro: “Alla presentazione – racconta Caroline Leitner – sono venute molte più donne di quanto ci aspettassimo. Oltre alla nostra cooperativa e al progetto “Tessuto sociale” abbiamo anche presentato la designer Patrizia Bertolini e distribuito un questionario per capire le abilità manuali delle donne e il loro grado di conoscenza delle varie tecniche (maglieria, sartoria, ricamo ecc.). Devo dire che le donne (in prevalenza extracomunitarie ma anche italiane) si sono dimostrate incuriosite e molto motivate a partecipare al progetto. Alcune sono già brave in sartoria e ricamo, e i lavori che hanno portato all’incontro ci hanno sorpresi per la raffinatezza”.

Dopo questa fase preliminare il progetto prenderà 2 direzioni: produzione e creazione. “Nel primo caso – spiega Leitner – si parla di manifattura per conto terzi, ovvero le donne di Brennero produrranno borse che poi saranno vendute in un negozio di Vipiteno e in altri posti che stiamo cercando. Le partecipanti non solo impareranno a produrre un manufatto, ma potranno anche capire cosa vuol dire realizzare e vendere un prodotto in una piccola impresa. La direzione creativa invece prevede la creazione di un prodotto, ancora da individuare, in collaborazione con la designer Patrizia Bertolini. Lo scopo di questo indirizzo è di creare un prodotto di alta qualità che colleghi le loro tecniche tradizionali con un prodotto tradizionale sudtirolese”.

 

Cos’è Tessuto Sociale al Brennero?

Il territorio di Passo Brennero è tristemente noto per la drammatica esposizione al rischio di ghettizzazione: i numerosi appartamenti abbandonati in seguito agli accordi di Schengen e alla conseguente rimozione della dogana sono stati occupati da abitanti non nativi che, imprigionati nelle microcomunità di appartenenza, vivono senza strutture sociali, senza uno spazio condiviso né, meno che mai, occasioni di lavoro, soprattutto per le donne.

Il grado di emarginazione sociale per le donne di Brennero è estremo e molteplici sono i bisogni che Cooperativa Atelier nel progetto svolto lo scorso anno, T’immagini Brennero, sempre nell’ambito della Piattaforma delle Resistenze, ha potuto mettere a fuoco. Abbiamo motivo di ritenere che la creazione di un atelier di sartoria e maglieria, pensato come avviamento d’impresa, con la necessaria collocazione sul mercato di prodotti di qualità realizzati dalle donne di Brennero, possa costituire un’azione in grado di trainare positivamente la partecipazione sociale verso la creazione di una nuova comunità.

Dunque esiste una stratificazione di obiettivi: su un primo livello l’obiettivo è quello di creare occupazione e socializzazione per le donne di Brennero, ma in prospettiva l’obiettivo più ampio è quello di superare i muri tra microcomunità e avviare una dinamica di partecipazione e scambio tra gli abitanti di Brennero. S’intende insomma fare creazione d’impresa per promuovere sviluppo di comunità.

Il progetto punta a creare un laboratorio di maglieria e sartoria in cui le donne di Brennero possano essere formate, provviste delle attrezzature necessarie alla messa in produzione di oggetti progettati per loro, e sulla base delle loro competenze di partenza, da esperti designer e stilisti in grado di progettare tutto: dalla realizzazione dei prototipi dei prodotti, alle attrezzature, dalla formazione, all’individuazione dei formatori, dalla scelta dei materiali grezzi, al posizionamento sul mercato con strategie di marketing.

Tutto questo permette di valorizzare le abilità delle donne e far loro sentire che queste loro abilità possono tradursi in attività e avviare intorno a questo percorso un processo più ampio di cittadinanza attiva. Una fase preliminare prevede la definizione del gruppo motivato a condividere questo percorso e quindi un patto tra le parti, una ricognizione delle competenze di partenza in materia di sartoria e maglieria e più in generale di desideri di condivisione. A partire da questo patto si potrà procedere agli incontri con i progettisti, la designer Patrizia Bertolini e uno stilista di cui ancora non possiamo fare il nome, che permettano di immettere direttamente i prodotti dell’atelier in una rete commerciale di negozi.

A questi esperti progettisti e imprenditori sarà affidata l’elaborazione di un progetto imprenditoriale: saranno quindi loro a individuare i prodotti e il necessario per metterli in produzione: le macchine, le materie prime, la formazione, etc. Insieme alle coordinatrici del progetto, le signore coinvolte seguiranno la formazione, l’acquisto e/o costruzione dei macchinari necessari; l’individuazione del personale più adatto per la formazione; la realizzazione di un business plan, di un progetto di marketing e dell’immagine coordinata, sino ai contatti con i negozi e la gestione di commesse e spedizioni. Il progetto non ha nell’innovazione il suo punto più forte: si può dire che ci sono esperienze precedenti di atelier di sartoria e maglieria gestiti da donne non native che hanno dato ottimi risultati e si può dire che mai nessuno ha tentato un’operazione del genere a Brennero.

L’aspetto veramente innovativo sta forse nel collocarsi in una fascia qualitativamente alta di mercato, mentre spesso questi progetti puntano più, diciamo così, sul buonismo e sulla commiserazione di chi appare sfortunato. Niente di tutto questo per quanto ci riguarda: il lavoro è dignità e non si chiede alcuna commiserazione. L’obiettivo è produrre a prezzi competitivi prodotti di qualità.

Per maggiori informazioni sulla Piattaforma delle Resistenze: www.piattaformaresistenze.it

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