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Organizzazioni di Produttori, un valore aggiunto per l’Alto Adige

10 Febbraio 2016

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Organizzazioni di Produttori, un valore aggiunto per l’Alto Adige

“Insieme è meglio che da soli”: questa affermazione calza a pennello ai frutticoltori dell’Alto Adige, i quali in fatto di cooperazione vantano una lunghissima tradizione che ha permesso loro di ottenere risultati eccellenti a tutto vantaggio non solo dell’agricoltura, ma dell’intera economia altoatesina. Se guardiamo agli altri Paesi europei, è evidente la differenza di valore aggiunto che gli organizzazioni di produttori locali – Consorzio delle cooperative frutticole (VOG), Associazione produttori ortofrutticoli della Val Venosta (Vi.P) e Cooperativa Frutticoltori Indipendenti (FOS)– sono riusciti a generare sul territorio altoatesino. Un dato significativo: oltre il 90% dei meleti dell’Alto Adige fa parte di un organizzazione di produttori.

“Riunirsi in cooperative che a loro volta formano un organizzazione ha permesso alle nostre piccole aziende familiari non solo di esistere, ma anche di sviluppare una coltivazione moderna e di qualità”, afferma Georg Kössler, presidente di Consorzio Mela Alto Adige, che aggiunge: “Questa comunione di forze e di intenti ci consente anche di realizzare magazzini di conservazione e stabilimenti all’avanguardia”.  La decisione di organizzarsi in organizzazioni di produttori ha poi un altro importante vantaggio, poiché l’Unione Europea assicura aiuti finanziari solamente a quei organizzazioni di produttori che vogliono investire in strutture di commercializzazione redditizie e sane dal punto di vista economico.

Un valore aggiunto per tutto l’Alto Adige

Va anche detto che da queste sovvenzioni comunitarie che finiscono in Alto Adige non è solo il comparto agricolo a trarne vantaggi, bensì l’intera economia provinciale. Gli investimenti sostenuti dalla UE infatti – destinati in prevalenza alle zone rurali – generano posti di lavoro e commesse per le aziende locali dei settori industria e artigianato. “Talvolta tutto questo viene dato per scontato – commenta Georg Kössler – ma in realtà non è così semplice. Se paragoniamo i nostri risultati a quelli di altri Paesi europei che operano in condizioni simili, risulta evidente che la predisposizione alla cooperazione è molto meno diffusa che da noi”. Con la conseguenza che i sostegni finanziari della UE, che potrebbero rilanciare un intero territorio, sfumano. “Senza queste sovvenzioni europee – sottolinea Georg Kössler – parecchi investimenti in Alto Adige non avrebbero potuto essere effettuati, con conseguente perdita di valore aggiunto per l’intera provincia”.

Il confronto con gli altri Paesi europei

In Alto Adige oltre il 90% dei meleti fa parte di un organizzazione di produttori. Su base nazionale questa percentuale, secondo i dati più recenti forniti dalla UE, si attesta attorno al 30 per cento.  Per quanto riguarda le altre nazioni (vedi tabella), la Francia supera il 56%, la Spagna è di poco sotto il 50%, la Grecia è al 31% e la Bulgaria è appena all’un per cento. “I motivi di questa situazione – afferma l’europarlamentare Herbert Dorfmann – cambiano da nazione a nazione. Tante zone agricole non hanno alle spalle una storia di cooperazione come la nostra”.

La collaborazione non apporta solo vantaggi economici

La scelta di riunirsi in organizzazioni di produttori comunque non apporta solo vantaggi economici, ma ha anche altre ricadute positive: la tradizionale collaborazione infatti ha permesso di aumentare la qualità e di sviluppare metodi di coltivazione sostenibili.

 

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