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Austria? Alles geschlossen. Quanto durerà l’utopia italiana?

14 Febbraio 2016

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Austria? Alles geschlossen. Quanto durerà l’utopia italiana?

L’Austria scoperchia il vaso di Pandora, l’Italia si ritrova nuda e sola, i media e la classe politica italiana si sorprendono dimostrando d’essere completamente avulsi dalla questione reale geopolitica e distanti dai dati Frontex. L’Italia quanto può ancora reggere come crocerossina d’Europa?

L’ Austria in un pomeriggio ripristina ciò che in Alto Adige si è cercato d’abbattere per quasi settant’ anni. All’improvviso il Tirolo (quello storico) è evaporato, insieme alla già evanescente Euregio (struttura in realtà assai nulla). Alles kaputt insomma, nel nome di una massima che gira tra i membri del governo viennese: “l’Austria è uno stato piccolo, certi problemi d’ordine geopolitico non può gestirli e quindi chiude la porte”. Lontanissime le manifestazioni viennesi primaverili pro accoglienza, il popolo austriaco non è contrario alla militarizzazione del Brennero. Già perché oltre al filo spinato lo stato austriaco ha creato una vera e propria forza dell’esercito con il compito preciso di sorvegliare il confine con l’Italia, una mobilitazione vera e propria.(il piano quindi era nel cassetto da parecchi mesi con la benedizione di Frau Merkel, che quando vede Italia, in automatico s’impegna a metterci lo zampino  L’Italia a tutto questo risponde con 22 poliziotti, già forse il nostro paese è stato l’unico a credere alla caduta dei confini sul serio, in questi ultimi mesi abbiamo scoperto che austriaci, francesi, ungheresi, tedeschi in realtà avevano le truppe pronte e sotto il banco Mentre gli altri si chiudono a fortezza, espellendo a più non posso chi già si trova sul suolo nazionale, noi dibattiamo sui perché. Francia 45%, Austria 45% e Germania 53% queste le percentuali d’espulsioni (fonte Frontex) sui richiedenti asilo (gli aventi diritto, a livello europeo sono meno del 35%, con buona pace dei media italiani che si affannano a dimostrare ciò che non è). La confusione italiana parte da un errore di partenza: l’unire i flussi mediterranei a quelli balcanici ed orientali. I siriani arrivati a Lampedusa sono meno del 6% (fronte Frontex), chi arriva sulle nostre coste proviene dall’Africa Occidentale (in mano francese, un caso? …) e viene “imbarcato” a fucili spianati. Inoltre molti di questi già si trovavano in Libia: si stimano circa 430000 lavoratori provenienti da paesi africani limitrofi prima del 2011, età media dai 20 ai 30 anni, donne al di sotto dell’8%, sempre fonte Frontex.  Il flusso balcanico invece arriva direttamente dalla Siria, con la speranza di raggiungere la Germania, tra loro molti Curdi (la Turchia “incoraggia” in tutti i modi, il Pkk del resto è un cliente scomodo). L’Austria quindi si ritrova tra due fuochi e ha deciso per la chiusura dei confini italiani e sloveni. Inoltre in accordo con la Macedonia invierà militari a presidiare il confine colabrodo greco. Gli austriaci hanno aspettato fino ad ora solo per un motivo: capire quando la Nato interverrà in Libia. Ciò non avverrà prima di sei mesi (serve una risoluzione Onu che coinvolga il nuovo governo) e sarà affare di Francia ed Italia (Mattarella da Obama non a caso). Troppo tempo per Vienna, che con il bel tempo ed il mare calmo teme arrivi continui in Italia e di riflesso al Brennero. In barba alla Ue quindi l’Austria chiude, ma lo fa per imitazione, paesi del Nord, Francia (la cui marina che fa nel Mediterraneo?), Benelux, Germania, paesi dell’Est con in testa Ungheria e Slovacchia hanno abbassato le serrande. Gli inglesi, ambigui con la Ue da sempre, non intendono muoversi per quote e simili. Rimangono Spagna, Italia e Grecia. I primi in pratica (nonostante i pochi mezzi) hanno eretto muraglie (se ne parla poco) e di fatto creato un blocco navale, in pratica si spara ad eventuali “forzature”. I greci sono in totale balia degli eventi, senza soldi, con le basi Nato mute e ferme e perfino messi al muro per incapacità, comico che i rimproveri arrivino da chi chiude i confini. Poi ci siamo noi. Uno stato che ha aumentato i fondi alla difesa, che ha la terza marina della Nato ma che non prende decisioni e si limita (a spese proprie, Frontex i soldi li mette a fine missione, altro aspetto che i nostri media omettono) ad operazioni tra il soccorso ed il pattugliamento (per gli altri però). Inoltre in questo momento il nostro stato maggiore sta preparando più o meno alla luce del sole la missione in Libia, che non sarà una passeggiata. Insieme all’Inghilterra, libri bianchi della difesa alla mano, nel 2020 supereremo i francesi come operatività, militari attivi, marina ed aereonautica (che aspetta gli F-35, sarebbe complesso in futuro farne a meno, piaccia o no è cosi). Il nostro paese insomma per una volta è stato lungimirante, o meglio, lo sono stati i militari, che nel 2005 fiutarono l’evolversi della scena internazionale meglio della nostra politica. La nostra classe politica ( quella intellettuale si è persa da tempo, ancorata alla logica del non dico “o magari il libro poi non me lo pubblicano”, sono lontani i tempi di Croce che infatti li disprezzava…) ha completamente non compreso lo scenario internazionale.(insieme ai media, che però spesso seguono la logica degli intellettuali) Tra una Mogherini non pervenuta, una diplomazia valida ma bloccata ( dall’India all’Egitto ) ed un premier che in questa difficile fase non appare sicuro dei propri mezzi e titubante. Meglio muovere le navi e salvare più persone possibili (gesto doveroso, da Nobel, ma che nessuno in Europa apprezza) senza avere poi un piano serio d’accoglienza oppure l’attuazione di un canale umanitario verso la Ue (che però i migranti li vuole negli stati di confine). Un caos. L’utopia tutta italiana di una Ue che risolva il problema rimane appunto italiana, gli altri hanno snasato la fregatura e fuori dalle regole agiscono per tutelare l’interesse nazionale. Noi che possiamo fare? Blocco navale? Esercito al Brennero? In realtà ci siamo ridotti il margine di manovra da soli, con la nostra inazione. A livello diplomatico sarebbe il minimo pretendere più impegno francese in mare e fare luce su cosa i signori di Parigi combinino in Africa Occidentale, dare una concreta mano ai greci, sia con l’esercito che con la Marina. Infine cercare il prima possibile di sistemare la questione libica, pretendendo il comando e gestendo la ricostruzione con una sorta di piano Marshall, coinvolgendo Tunisia, Marocco, Algeria e lo stesso Egitto. Paesi che andrebbero riuniti in conferenza a Roma e messi davanti a soluzioni atte a creare benessere, vera arma contro gli estremismi che si nutrono di povertà e malessere. Potremmo farlo anche domani, gli Usa ci hanno lasciato carta bianca perché impegnati nella difficile questione siriana ed il braccio di ferro Lavrov-Kerry con relativa “pace di Monaco” già saltata. Noi invece siamo qui a discutere di come gestire il Brennero, abbiamo una visione molto corta del problema, che va risolto a monte. Forse non è ancora chiaro che questa volta non saranno Ue ed Usa a toglierci le castagne dal fuoco, dovremo essere noi ad uscire dalle nostre utopie, a prendere decisioni in autonomia e forse velocemente. Il nostro paese deve togliersi dalla sindrome “1940”, ultima volta in cui decidemmo da soli (andò male è vero ma non possiamo vivere nella paura di sbagliare) e provare a far di testa propria, non è possibile che sia l’Austria a dettarci l’agenda nella gestione di un problema geopolitico che in realtà è nostro.

 

 

 

 

 

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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