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PROGETTO REDSUN

9 Gennaio 2016

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PROGETTO REDSUN

Di Denise Bortolotti

Oggi più che mai, in un mondo in cui l’inquinamento ed il surriscaldamento fanno da protagonisti e rappresentano l’argomento più discusso, emerge la necessità di trovare soluzioni drastiche e talvolta apparentemente surreali. Come ad esempio in campo spaziale, in molti confidano nella tecnologia e nel progresso aerospaziale, per poter salvare la specie umana, ormai minacciata da una Terra sempre più sfruttata ed inospitale. Da tempo si è fatta strada la concreta possibilità di ricreare la vita sul pianeta Marte, quel pianeta considerato simile alla Terra, dove si dichiara esserci una futura possibilità di realizzare una colonia umana. MTC, il noto progetto di Elon Musk sostenuto dalla NASA, il cui obiettivo è quello di creare effettivamente una colonia sul pianeta rosso è la dimostrazione che non si tratta di fantascienza, ma di realtà. Ma se il contatto umano con Marte risalisse agli anni ’70, ed esistessero delle prove tangibili al riguardo? Come reagirebbe l’opinione pubblica? In molti sono convinti che il pianeta rosso è stato raggiunto proprio nel 1970 tramite il progetto segreto chiamato Redsun, in un ambito strettamente militare. Secondo Luca Scantamburlo, noto scrittore e ricercatore, in quell’anno la NASA avrebbe pianificato due missioni segrete su Marte in collaborazione con l’ Ente Spaziale Sovietico, con l’obiettivo di recuperare reperti di una antica civiltà marziana. Quindi Stati Uniti ed Unione Sovietica, celeberrime nemiche, avrebbero collaborato insieme non solo per l’esplorazione della faccia nascosta della Luna, ma anche per il presunto progetto Redsun.  Una teoria diffusa già dal 1977,  dopo che venne trasmessa una serie televisiva chiamata Alternative 3, in cui in maniera troppo reale trattava di una presunta collaborazione tra le due potenze per ricreare una colonia sul pianeta rosso. Semplice coincidenza o una forma di divulgazione di notizie?

Al comando delle della missione ci sarebbero stati i due celebri astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Scantamburlo ricevette informazioni da una persona che fu presumibilmente un militare alla Nato, in quanto conosceva molto bene un linguaggio appropriato per il profilo personale da egli fornito, e che riuscì a captare informazioni a dir poco scottanti, ma che non ne rivela l’identità per motivi di sicurezza. La fonte infatti era a conoscenza di molti dettagli riguardo il progetto, dettagli che successivamente furono confermati da altre persone. Tra i dati fornitogli, c’erano quattro fotografie, o meglio quattro fermi immagine di una sequenza che ritraevano gli astronauti mentre camminavano sul suolo del pianeta in questione, ma appaiono evidentemente ritoccate e digitalizzate. Un astronauta cammina sul terreno rosso di Marte, ricco di ossidi idrati di ferro. Ha una telecamera al collo per riprendere quei primi passi storici. Quell’uomo però, chiuso in una tuta spaziale pressurizzata con la bandiera americana stampata sul braccio, lì ufficialmente non c’è mai stato. Potrebbero essere un fake o chi ha fornito le foto potrebbe averlo fatto con lo scopo di ridicolizzare la faccenda apparentemente scomoda per depistare Scantamburlo, ossia una manovra di controinformazione. Argomento infatti ostico e delicato da trattare quello delle missioni segrete militari in generale, facilmente preda di derisione e discredito. Da tenere in considerazione dev’essere esclusivamente il materiale acquisito da fonti sicure e con fondamenta scientifiche.

Di queste spedizioni segrete, lo scrittore ha acquisito riprova da un’altra famosa gola profonda: Moonwalker 1966 delta, ossia il comandante dell’Apollo 19, una missione che ufficialmente non è mai accaduta, che avrebbe dovuto conquistare la faccia nascosta della Luna per riuscire a capire cosa fossero le anomalie fotografate dalle precedenti spedizioni apollo: tra cui un’astronave abbandonata da tempo su quel suolo. L’Apollo 19 però, non riuscì a compiere la missione, a causa di un guasto che rischiò di uccidere l’equipaggio. Affermò che negli anni’70 varie missioni spaziali furono organizzate per raggiungere Marte: che ben 13 si susseguirono per costruire una base permanente sul pianeta. Lo stesso numero 13 era stato indicato in precedenza dalla prima fonte che ha Scantamburlo aveva fornito le immagini.

Ma gli indizi e le conferme non finiscono qui.

Sabrina Pieragostini, nota giornalista televisiva e conduttrice della rubrica “Extremamente”, in cerca di ulteriori indizi sulla segreta faccenda, si è imbattuta in un programma televisivo americano il cui ospite era il famoso ex astronauta Eugene Cernan. Nel programma si discuteva che in un momento di crisi, avveniva un consistente impiego di denaro per finanziare la ricerca scientifica in campo astronomico, o meglio: tentare di raggiungere Marte entro il 2035 come sosteneva Buzz Aldrin. Cernan affermò così: “Buzz wants to come BACK TO MARS”, ossia “Buzz vuole RITORNARE SU MARTE”. Cernan ha ripetuto più volte tali affermazioni, e proprio Aldrin si è impegnato affinché l’opinione pubblica americana si avvicini alla questione, e affinché l’America attui una nuova direzione strategica-militare in campo spaziale.

Anche Robert O. Dean, ex Sergente Maggiore dell’Esercito americano e rivelatore in campo ufologico, fece delle affermazioni sconcertanti al Exopolitics Summit di Barcellona. Gli venne posta la domanda di commentare riguardo ad una presunta base segreta sulla Luna. Rispose così: “Yes we are in space! Yes we are on the Moon! And yes, God help us, we have gone to Mars!”

Rappresentano entrambe le affermazioni dei “lapsus linguae” oppure errori involontari che rivelano delle informazioni segrete?

Un’altra coincidenza, come la chiama con ironia Scantamburlo è poi la scoperta, proprio l’estate scorsa, di singolari strutture simmetriche su Marte. Vi sono delle strutture anomale caratterizzate da alta simmetria che richiamano le immagini di un possibile avamposto, battezzate “Biostation Alpha” e “Biostation Delta“, afferma Scantamburlo.

A fronte di queste notizie, sembra proprio che l’uomo abbia conquistato Marte da almeno 40 anni. Perché tenerlo nascosto?

Si tratta presumibilmente di missioni spaziali finanziate e supportate esclusivamente da lobby di potere e tenute segrete al resto della popolazione. Ma perché? Negli anni ’70, ovvero 40 anni fa, possedevamo la tecnologia sufficiente per affrontare un viaggio del genere?

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