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Il mestiere del genitore, se non è una tecnica che cos’è?

10 Gennaio 2016

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Il mestiere del genitore, se non è una tecnica che cos’è?

di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

Nel periodo tra la fine e l’inizio dell’anno, di solito si fanno bilanci e inventari. Anche la genitorialità è una professione o, più ancora, un mestiere che richiede costante adeguamento a partire da un necessario bilancio dell’attività svolta e da svolgere. Così quella genitorialità che Freud riteneva essere un’attività impossibile, è un impegno complesso e per nulla semplice che oggi richiede rinnovamento e trasformazione. E soprattutto manutenzione.

La genitorialità non è una pratica del fare, tanto meno una tecnica utile a trovare risposte giuste per un figlio. Più che fare conta l’essere genitori, cioè la relazione come complesso movimento interattivo e circolare che coinvolge educatore ed educato. Chi educa infatti è a sua volta educato perché, come sosteneva Paulo Freire, si educa se stessi e con l’aiuto degli altri.

Genitorialità e educazione allora richiedono una continua revisione e in questo momento storico la necessità di domandarsi quale genitorialità serve e di quanta autorevolezza c’è bisogno nell’azione educativa. È autorevolezza la parola chiave, cioè quella che dovremmo saper coniugare senza paura con concetto di autorità, da cui necessariamente deriva come vocabolo. E per essere autorevoli bisogna prima di tutto essere capaci di esprimere autorità, in quanto un bambino può diventare adulto grazie alla cura e all’attenzione di qualcuno che si occupa di lui e in maniera prevalente della sua crescita.

Pre-occupazione è il sentimento autentico dell’ adulto capace di esprimere la sua autorità e in grado di integrare amorevole presenza con un pensiero protettivo ma anche di distanza. Solo chi sa coniugare le necessità di dipendenza di un bambino dall’adulto di riferimento con le esigenze di autonomia è un adulto autorevole e riferimento fondamentale per la crescita e l’individuazione.

L’autorevolezza però si esprime soprattutto come accoglienza affettiva e si trasmette con l’amorevolezza e la dedizione senza la quale non può esserci sviluppo. La mancanza di questa dimensione, cioè l’anaffettività, lascia al palo e sconfitto qualsiasi bambino, in quanto, come sappiamo tutti, il piccolo dell’uomo dopo la nascita ha bisogno ancora di una “seconda gestazione” fatta di protezione e tenerezza, di autentico affetto e presenza.

Inoltre non vi è autorevolezza senza la coerenza che è il necessario elemento di sicurezza capace di garantire la crescita di ogni individuo. Per il bambino e l’adolescente è fondamentale sapere che l’adulto a cui si riferisce, è coerente nel tempo e non mostra divergenze incolmabili tra ciò che dice e quello che fa, mentre ugualmente condivide il progetto educativo con l’altro partner della coppia genitoriale.

www.officina-benessere.it

One Comment
  1. daniela mautone

    Infatti autorevolezza, coerenza,affetto,non fare gli amici dei figli che è deleterio....

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