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Onu, settant’anni tra luci ed ombre

4 Novembre 2015

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Onu, settant’anni tra luci ed ombre

Lo scorso 24 ottobre, per celebrare il 70esimo anniversario della nascita delle Nazioni Unite, i maggiori monumenti di 75 paesi del mondo sono stati illuminati di ‘blu Onu’. Dall’Australia all’Azerbaigian, dall’Indonesia all’Iraq, dall’Arabia Saudita al Sudan. Anche l’Italia ha aderito all’iniziativa, illuminando la celebre Torre di Pisa.

A settant’anni dalla sua creazione, la celebrazione di questa ricorrenza è stata effettuata a San Francisco. Gli Stati aderenti si sono concentrati a confermare gli impegni sottoscritti allora mediante “una più profonda cooperazione di fronte alle crescenti sfide globali”. All’Università di Stanford in California, con il discorso di commemorazione è stata evidenziata la necessità di riflettere sul passato e di trovare soluzioni per un futuro sereno. Ban Ki-moon, il segretario generale, ha sottolineato l’importanza di unificare il locale con il globale affinché le sfide di uno possano diventare le sfide di tutti, in nome dello spirito di cittadinanza globale, principio fondamentale dell’organizzazione.

L’organizzazione venne fondata in seguito alla fine della Seconda guerra mondiale per evitare la reale minaccia dello scoppio di un nuovo conflitto. Il successo dell’impresa, di quei tempi non era scontato in quanto 25 anni prima, venne creata la Società delle Nazioni, un’organizzazione simile, che però fallì miseramente, in quanto scoppiò comunque il conflitto mondiale. Lo Statuto è stato generato con lo scopo di regolamentare attraverso norme e regole di comportamento la coesistenza pacifica degli stati del mondo. Ad oggi l’ONU rappresenta un’immensa organizzazione, con 193 stati membri e centinaia di agenzie intente a risolvere gli importanti dilemmi del mondo, come la malnutrizione e le discriminazioni.

Fino ad ora, un terzo conflitto mondiale non è mai scoppiato, che sia merito o meno dell’esistenza e l’impegno dell’ONU è oggetto di dibattito.

Da accreditare alle Nazioni Unite è sicuramente il gran lavoro dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che, nel 1980 è riuscito ad eliminare il vaiolo ed è ad un passo dall’eradicazione della polmonite.

Le Nazioni Unite lottano per l’emancipazione delle donne, la salvaguardia dell’ambiente, la protezione dei bambini e tanto altro ancora.

Ma nel corso della storia, l’ONU è stato protagonista di diversi scandali e fallimenti disastrosi come ad esempio i massacri avvenuti in Cambogia (1975-79), Ruanda (1994), Bosnia (1995), Darfur (2003), gli atti sessuali commessi da qualche peacekeeper dell’ONU in missione ad Haiti, Mozambico, Kosovo, Bosnia e Cambogia; la proliferazioni di armi nucleari da parte di alcuni paesi. Da non dimenticare è lo scandalo riguardante “Oil-for-food“. Nel 1996, l’Onu intraprese un programma di sostegno all’Iraq, sanzionato a causa dell’invasione del Kuwait: l’ONU mediava la vendita di petrolio dell’Iraq e Baghdad riceveva beni di prima necessità. Si scoprì uno schema corruttivo.

Settant’anni e mezzo trilione di dollari dopo: che cosa ha raggiunto l’Onu?” si è chiesto il Guardian. “Le Nazioni Unite hanno salvato milioni di vite e potenziato sanità e istruzione in tutto il mondo. Ma sono antidemocratiche e molto costose”. Sono molte le persone che si sono esposte criticando pesantemente l’elaborato e l’organizzazione interna dell’ente in questione. Si può citare Oriana Fallaci, che definì l’Onu “una banda di mangia-a-ufo, una mafia di imbroglioni che ci menano per il naso”. Ebbe da ridire al riguardo anche il segretario generale Kurt Waldheim descrivendo la sede “un parco buoi dove relegare ex amici e protetti che non servono più”.

Gli esigui successi dell’organizzazione non riescono a compensare alla sua reale essenza: covo di corruzioni e dittature e sorretta da una burocrazia di insabbiamenti. Jean-Pierre Lehmann, professore di Economia politica internazionale a Losanna, in Svizzera spiega che cosa sia diventato l’ONU: “L’Onu è stata una terribile delusione rispetto agli ideali con cui è stata creata. Oggi serve come una miniera d’oro per un sistema occupazionale gonfio”.

Denise Bortolotti

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