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I nativi digitali e la violenza in rete

17 Novembre 2015

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I nativi digitali e la violenza in rete

Di bullismo e cyberbullismo, cioè il bullismo in rete, si è parlato questa sera 17 novembre alle ore 18 alla Tavola Rotonda presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Bolzano. Tra i relatori ci era presente anche lo psicoanalista Giuseppe Maiolo che ci ha inviato una traccia del suo intervento. Ecco il testo.

Si tratta – scrive Maiolo – di un fenomeno relativamente nuovo, in ogni caso in crescita che è fatto di azioni violente soprattutto offese e diffamazioni, minacce e calunnie capaci di ferire profondamente le vittime prese di mira e generare danni psicologici gravi.

Per comprendere questo fenomeno che si sviluppa all’insaputa degli adulti, per poterlo contrastare, è necessario prima di tutto capire che è strettamente collegato al fatto che gli adolescenti, ragazzi e ragazzini, sono i navigatori più assidui della Rete. Oggi infatti è possibile essere connessi 24 ore su 24 con Wi-Fi e WhatsApp.

I “nativi digitali”, cioè tutti quelli nati dopo il 1993, vivono la realtà digitale senza sapere niente di come funziona la comunicazione tecnologica e che cosa permette di fare o come utilizzare correttamente il web. Utilizzano la Rete con grande abilità senza che alcuno li abbia guidati e usano la tecnologia digitale come  “i pesci usano l’acqua” che, secondo una bella metafora del sociologo McLuhan,  sono gli animali che meno ne sanno del liquido nel quale sono immersi.

 Essere on line significa comunicare, apparire, farsi vedere e essere riconoscibili, in altre parole esserci. Ma vuol dire anche sentirsi capaci di compiere qualsiasi gesto positivo o negativo e al contempo sentirsi eroi, visibili immediatamente da una immensa platea.

Il cyberbullismo è dunque il risultato di questa nostra realtà digitale e spesso la variante violenta delle relazioni senza averne alcuna percezione.

SI calcola che  9 minori su 10 navigano in rete quotidianamente e il 18% dichiara di trascorrere online più di 3 ore al giorno (con l’8% dei bambini sotto i 10 anni che navigano più di 5 ore al giorno). Il 26% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di utilizzare la rete per fare amicizia e l’8% possiede più amicizie in Web che nella vita reale.

I dati relativi alla frequenza del cyberbullismo fatto di offese, diffamazione e calunnie sono difficili da rintracciare e spesso queste azioni passano inosservate e impunite. Ma quando andiamo a chiedere ai ragazzi se hanno subito angherie e offese, ci sentiamo rispondere che almeno il 50% ha subito atti di cyberbullismo ma solo il 10% ne ha parlato con i propri genitori e meno del 20% si è rivolto alle Forze dell’ordine per denunciarlo. È Questo che richiede necessaria e urgente da parte degli adulti (genitori e insegnanti) una seria prese di coscienza.

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