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Immortalità: la nuova frontiera della razza umana

11 Agosto 2015

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Immortalità: la nuova frontiera della razza umana

Alzi la mano chi nella propria vita non abbia mai pensato alla vita eterna. Molte religioni la promettono, è vero, ma in chiave spirituale e seguendo specifici percorsi. In ogni caso una vita in un mondo non terreno. Vivere per sempre come uomini, questa la nuova frontiera. Fantascienza? No, realtà, incarnata nel progetto Russia2045.

L’immortalità è una delle massime aspirazioni della razza umana, forse l’ultimo atto della nostra sessa esistenza. Oggi, grazie agli sviluppi tecnologici e scientifici degli ultimi secoli, sembra davvero vicina l’opportunità di vivere “per sempre”. Come?Un’organizzazione scientifica russa, Russia 2045, sta investendo ingenti capitali nella realizzazione di un progetto che dovrebbe essere in grado di realizzare la famosa singolarità, ovvero il punto in cui si sarà in grado di trapiantare personalità e volontà, ossia il nostro cervello e la nostra parte emotiva, all’interno di cyborg o avatar. Servirà molto tempo ancora? No, basteranno 32 anni. Il disegno di Russia2045 è già molto chiaro: il sito 2045.com, concepito come un avanzato social network, sarà il veicolo con iniziare la progettazione di avatar e simili. La corsa verso l’immortalità in vece è già partita da più di un anno: i laboratori per la costruzione di androidi umanoidi (da comandare telepaticamente con un caschetto) hanno già iniziato a creare i primi prototipi. Il primo passo, (definito Avatar A) farà la sua comparizione nel quinquennio 2015-2020 e, pian piano, sarà in grado di rimpiazzare gli uomini nei lavori manuali più faticosi (già come in molti film di fantascienza del passato).

Il passo successivo (2020-2025, Avatar B), saranno cyborg nei quali trapiantare i cervelli una volta che il corpo biologico di un uomo inizia a invecchiare, deteriorarsi e inesorabilmente avvicinarsi verso la morte. Grazie a queste nuove strutture dall’orma umanoide, le menti saranno in grado di interfacciarsi sensorialmente al mondo che li circonda, esattamente come accade con i nostri corpi di carne e ossa (anche qui la fantascienza che sembrava lontanissima è in realtà nel giardino di casa).

Il quinquennio 2030-2035 dovrebbe invece portare alla creazione di un cervello artificiale grazie a un processo d’ingegneria inversa.  facile a dirsi, complicato nel farsi ma gli scienziati russi sono ottimisti) Entro il 2035 (quindi fra 20 anni scarsi) l’umanità dovrebbe essere in grado di trasferire la personalità all’interno degli Avatar C, androidi dotati di un cervello artificiale in grado di vivere per sempre. Questo forse sarà il punto di non ritorno e la creazione di una neo-umanità, terreno fertile per filosofi e teologi. Già quella neo-umanità cercata per secoli dalla filosofia e di conseguenza dalle religioni, una sorta d’oltre uomo, creazione filosofica di Nietzsche, una vera e propria rivoluzione fisica e spirituale. Il corpo perderà la sua valenza, conterà solo la mente. Mente umana che non avrà più confini, e soprattutto sarà pronta per i viaggi cosmici, il tempo non sarà più un problema. La nostra evoluzione quindi sarà autoindotta? Per la prima volta non sarà la natura a decidere ma saremo arbitri del nostro destino. Dire se sia un male o un bene non è semplice, solo il tempo (che perderà paradossalmente  valore) potrà dirlo. Nel frattempo gustiamoci i prossimi vent’anni, forse gli ultimi d’emozioni naturali e non filtrate da sensori artificiali e computer. In fin dei conti siamo ancora umani.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
3 Comments
  1. Uwe Staffler

    Aggiungiamo la genetica, che presto permetterà di incidere sull'invecchiamento e sorgerà prezzi di ricambio "originali", e abbiamo chiaro davanti a noi un'umanità che dovrà , ognuno per sé, se seguire il percorso naturale o salutare su quello artificiale. Prima forse sarà anche una questione di danari, ma non dovrebbe durare troppo.

  2. Uwe Staffler

    In italiano corretto: Aggiungiamo la genetica, che presto permetterà di incidere sull’invecchiamento e sfornerà pezzi di ricambio “originali”, e abbiamo chiaro davanti a noi un’umanità che dovrà, ognuno per sé, decidere se seguire il percorso naturale o saltare su quello artificiale. Prima forse sarà anche una questione di danari, ma non dovrebbe durare troppo.

  3. pinuccia di gesaro

    Sarà una vittoria della scienza, ma se , come osserva Uwe, porrà l'uomo, sempre che ne abbia i mezzi economici, di fronte alla scelta di abbandonare il percorso naturale per "saltare" su quello artificiale, che che non sarà una conquista interessante. Ma poi l'invecchiamento, cari scienziati, non è solo un fatto tecnico, l'invecchiamento incide sul pensiero, sulla gioia di vivere, sui sentimenti, sull'esperienza, chi ci dice che il nostro nuovo cervello artificiale ci darà una vita migliore, un mondo più giusto nel quale ci convenga vivere in eterno?

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