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Alto Adige, il “maso chiuso”, questo sconosciuto. Un granello di storia

27 Agosto 2015

Alto Adige, il “maso chiuso”, questo sconosciuto. Un granello di storia

Fino all’esplosione dell’industria turistica l’Alto Adige, in tedesco Südtirol,  viveva esclusivamente di agricoltura. A causa delle difficili condizioni di lavoro del territorio, prevalentemente montano, fu istituito in epoca tardo-medievale il “Geschlossener Hof”, termine che tradotto in italiano significa “maso chiuso”, l’unità fondiario-agricola che può essere trasmessa a un solo erede (Anerbe). Grazie al mantenimento dell’unità della proprietà e della gestione del fondo (o maso, parola di derivazione latina!) si potevano evitare i danni economici derivanti dal suo frazionamento tra più eredi. La prima ufficializzazione di questa consuetudine risale all’Ordinamento regionale del 1526, mentre la sua accurata formalizzazione è dovuta a un decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo nel 1770.

Oltre ad una esigenza economica, il maso chiuso rifletteva anche un preciso ordine sociale. Solo il figlio erede era destinato a succedere al padre come Bauer (contadino proprietario) e a tramandare il “nome” del maso. Questa unitarietà e stabilità del possesso fondiario costituì nei secoli uno dei fondamenti della forza del ceto contadino tirolese. Scarsi erano i compensi ereditari previsti per i fratelli e le sorelle del Bauer, che normalmente finivano per condividere la condizione di Knechte o Mägde (servi o serve) a servizio del maso, oppure erano costretti ad abbandonare la casa paterna.
Nel 1900 una nuova legge regionale confermò la consuetudine, stabilendo però maggiori e precise garanzie per i “cedenti”, in forma di risarcimenti.
Dopo l’annessione all’Italia, (1919) il fascismo tentò di abolire in Sudtirolo questa normativa, ma senza grande successo. Ripristinato nel secondo dopoguerra, l’istituto del “maso chiuso” è tutt’oggi in vigore, pur con alcune modifiche, come ad esempio la parificazione di maschi e femmine nella successione. Di modo che oggi anche una donna può essere titolare di un “maso chiuso“. E ciò non solo in Alto Adige ma anche nel Land Tirol.

Giornalista, scrittrice, editore.
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