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La caduta degli dei, perché a Palmira abbiamo perso tutti

25 Maggio 2015

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La caduta degli dei, perché a Palmira abbiamo perso tutti

Dicevano che a Bisanzio, circondata dai turchi e posta sotto assedio da quasi un anno, il Basileus e la sua corte discutessero animatamente del sesso degli angeli. Sappiamo come fini: Bisanzio diventa Istanbul e l’Occidente del tempo si salva per il rotto della cuffia grazie al Sacro Romano Impero che sconfisse i turchi alle porte di Vienna ed alle galee veneziane, genovesi e pontificie foraggiate da tutti gli stati europei che unite nella Lega Santa a Lepanto sbaragliarono la flotta turca. Correva l’anno 1571. Oggi la situazione non è analoga ma la geopolitica Medio Orientale ci riporta a quasi mille anni indietro quando uno stato potente come quello turco cercò di conquistare l’Europa. Gli europei, lacerati in fazioni e litigi trovarono solo all’ultimo momento la forza d’unirsi grazie ad una mediazione papale. Paragonare Is all’impero turco di allora è sbagliato, gli ottomani possedevano una civiltà avanzata e rispettosa, in molti aspetti più moderna di quella europea, arroccata su posizioni a volte medievali, superstiziosa e a tratti disorganizzata. Oggi invece nell’Is abbiamo una realtà statale basata sulla violenza e la distruzione simbolica, che punta tutto sul fanatismo per reclutare adepti e si foraggia vendendo petrolio ed opere d’arte trafugate. A tutto unisce una propaganda in rete “molto occidentale” e d’effetto che colpisce avversari e simpatizzanti, spaventa gli uni ed esalta gli altri. Ma militarmente questo stato quanto vale? Non pochissimo visto che in soli dieci giorni di combattimenti Palmira e Ramadi sono cadute. Vero che gli eserciti siriano ed iracheno sono poca cosa, soldati spaventati e spesso incapaci di fronteggiare un nemico cosi convinto. Ora, allo stato islamico si presenta un’occasione irripetibile: conquistare in un solo colpo Damasco e Baghdad (la città “ delle mille ed una notte”, splendida e malinconica ormai da vent’anni in guerra), le capitali di due stati che ormai stanno cessando d’esistere. Probabile che le ultime riserve di militari iracheni e siriani passino con armi e bagagli dalla parte del Califfo. La coalizione internazionale in tutto questo? Assente, nonostante i bombardamenti più o meno mirati. La strategia di Obama non paga, il presidente Usa dice di non “star perdendo” e confida nell’impegno europeo (ed italiano). La Francia già si era mossa a gennaio, l’Inghilterra pure. I servizi d’intelligence usa e britannici parlano di mezzi corazzati in quantità elevate nelle mani del Califfo, che può contare perfino su missili ed aerei (non chiara la posizione delle milizie libiche di Misurata). Gli stati della regione non sembrano poter tenere il passo e se la zampata finale a tenaglia degli uomini neri dovesse andare in porto i vessilli neri sventolerebbero dalla Libia alla Mesopotamia. L’Egitto è instabile e non reggerebbe l’urto, non ne ha i mezzi e soprattutto la volontà, molti strati della popolazione non sono con il governo. L’obiettivo poi sarebbe l’Arabia Saudita con annessi pozzi e le sue città sante, importanti a livello d’immagine. Il sogno nero di un Medio Oriente unito dopo quasi mille anni non è distante dalla realizzazione. L’Italia in tutto questo? In realtà sembra che il pericolo di avere uno stato del genere sulla sponda opposta del mare sia arrivato a Roma. Fino al 31 maggio saranno le elezioni a tenere banco, ma dal 2 giugno è probabile che l’aria cambierà. Un Gentiloni molto teso ha infatti chiesto una revisione di strategia (truppe di terra?) e proporrà in nome del nostro governo (il dossier è segreto e non verrà divulgato) varie soluzioni alla crisi, il tutto verrà esposto al summit della coalizione anti-Is appunto il 2  giugno. (sicuri che Obama non sappia già che proporremo a porte chiuse?) Sembra infatti che il nostro premier, nonostante le smentite di rito, abbia dato il via ad esercitazioni strategiche dei nostri incursori a partire da febbraio, non per nulla pochi giorni fa militari del Consubin hanno “liberato” un peschereccio siciliano sequestrato (non si è capito da chi) e trainato in acque libiche. Nessun marinaio ha rilasciato dichiarazioni. La situazione è tesissima per la nostra marina ha da controllare il bacino Mediterraneo per permettere alle navi inglesi e francesi di posizionarsi verso il bacino Orientale con la schiena coperta. Nel Mediterraneo però in questo momento vi sono anche molte navi turche, militari e non, che operano in esercitazioni continue. Una di queste ha dovuto fare marcia indietro visto che un nostro incrociatore l’ha intercettata molto vicina alla costa marchigiana, i media non ne hanno dato risalto. Altra allerta giorni addietro nell’Egeo dove nostre navi pattugliano al posto delle greche (i greci e gli spagnoli non hanno flotte all’altezza e reparti preparati a questo genere d’interventi), ancora una volta navi turche in sconfinamento. La Turchia attualmente cammina sul filo del rasoio, a parole dice di voler combattere l’Is, nei fatti invece sembra foraggi gruppi miliziani in Libia e Siria. Molti si erano illusi della vittoria curda a Kobane, in realtà fu ritirata strategica da parte dell’Is. Forse un regalo ai turchi che in questo modo hanno evitato l’esodo curdo nel proprio territorio? Esodo che invece ha investito la Libia e di riflesso l’Italia. Il tutto infatti parte dal centro dell’Africa, milizie legate al califfato “indirizzano” con azioni di terrore persone inermi e disperate verso il nord.  Obama ha chiesto all’Italia di utilizzare il proprio contingente in Libano come testa di ponte? Non è del tutto escluso. Tagliando in due il Califfato si potrebbe poi pensare a sbarcare in Libia. Scenari di fantapolitica o realtà? Tali scenari complessi e da risultati molto incerti (ad altissimo rischio di vite umane) sono sul tavolo dei leader occidentali, Renzi compreso. Palmira e Ramadi sono lo stadio prima della mossa “scacco matto”, lo hanno compreso tutti. Riuscirà l’Europa a spezzare il sogno nero o attenderà per prima la mossa di scacco al Re?

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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