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Altri morti nel Mediterraneo

19 Aprile 2015

Altri morti nel Mediterraneo

Nella notte tra sabato e domenica nel canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia si è rovesciato un barcone di migranti e numerose persone hanno perso la vita. Per ora sono stati recuperati 28 superstiti e 24 cadaveri, ma si temono 700 morti. Sembra incredibile che debba succedere il peggio perché ci si svegli. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati parla di “un’ecatombe senza precedenti”.  Ma ci siamo già dimenticati delle altre catastrofi in mare che hanno colpito queste persone? Già la strage di Lampedusa del 2013 con 366 vittime era stata definita “senza precedenti”. Eppure da allora non abbiamo fatto grandissimi salti di qualità in termini di sicurezza e politiche mirate. È cosa nota a tutti che questi viaggi della speranza dei migranti che fuggono dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, troppo spesso si trasformano in tragedie. Quante volte abbiamo visto il Mediterraneo divenire la tomba per somali, siriani, eritrei, etc… Purtroppo questa tragedia che ha insanguinato il Mar Mediterraneo è l’ultima di un’orribile serie.  Il 3 ottobre del 2013 un barcone carico di migranti naufragò all’altezza dell’isola dei Conigli, a Lampedusa. Dopo giorni di ricerche e soccorsi si contarono 366 morti e una ventina di dispersi. 155 persone si salvarono. Il 3 aprile 2012 furono recuperati 70 corpi di migranti morti a largo della Libia, all’altezza di Tripoli, che probabilmente stavano cercando di raggiungere l’Italia. Il 26 febbraio 2011 scomparve nel canale di Sicilia un barcone di circa 45 metri con a bordo forse oltre 200 migranti, ma si persero le tracce dell’imbarcazione. Nella notte del 6 aprile 2011, un barcone con 300 profughi a bordo provenienti dall’Africa sub-sahariana, partiti dalle coste libiche, si ribaltò nelle acque maltesi, a 39 miglia dalla costa di Lampedusa. Se ne salvarono 51. Il 16 giugno 2008 un barcone che trasportò 150 migranti egiziani affondò a largo delle coste libiche. Allora se ne salvò solamente uno. Il 12 maggio 2008 una settantina di migranti tentarono di raggiungere l’Italia su un barcone, restando alla deriva per molti giorni. 47 persone persero la vita a causa della fame e il freddo e furono buttati in mare dai sopravvissuti. Il 19 agosto 2008 la Corvetta Minerva della Marina Militare, soccorse un barcone con 120 clandestini. L’imbarcazione si rovesciò per il peso degli immigrati accalcati su una fiancata in attesa di esser salvati. Furono recuperati 10 cadaveri, mentre 40 persone rimasero disperse. Il 4 ottobre 2004 un’imbarcazione che trasportò 75 immigrati affondò davanti alle coste della Tunisia. Morirono in 17, 11 persone furono salvate e 47 disperse. Il 20 giugno 2003 al largo delle coste tunisine affondò un’imbarcazione con 189 persone. Nessuno sopravvisse. Dopo l’ennesima tragedia naturalmente si rincorrono le reazioni politiche. Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha ricevuto una telefonata dal presidente francese Hollande, il quale ha sottolineato l’esigenza di agire d’urgenza, mentre Renzi esclama che non si può rimanere insensibili innanzi al fatto che ci sia una strage nel Mediterraneo ogni giorno. Nei prossimi giorni dovrebbe aver luogo un vertice dell’Unione Europea, chissà se servirà a qualcosa? In ogni modo, mentre Salvini attacca il governo, Matteo Renzi ha spiegato di essere contrario al blocco navale per tentare di fermare gli sbarchi e di volere per ora soprattutto dare una degna sepoltura ai morti. Non si sono fatte attendere le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Sua Santità Papa Francesco. “Ci troviamo davanti a una tragedia immane che deve scuotere la comunità internazionale e richiamare all’impegno i Paesi dell’UE” afferma il Capo dello Stato Sergio Mattarella in una nota, mentre Sua Santità Papa Francesco, nell’Angelus della domenica, ha fatto appello alla comunità internazionale perché agisca con decisione per evitare altri disastri, ricordando che le vittime sono uomini e donne come noi, fratelli nostri, affamati, perseguitati, vittime di guerra, sfruttati che cercano una vita migliore.  Infatti, una vita migliore. Non è un diritto di ogni essere umano vivere con dignità? A cosa servono le numerose chiacchiere da salotto sui diritti umani e la dignità umana standosene seduti in poltrona? Ma cos’è successo esattamente tra sabato e domenica? Secondo quanto diffuso dalla stampa nazionale, l’incidente si è verificato intorno a mezzanotte quando il barcone era appena uscito dalle acque libiche e si trovava ancora a circa 120 miglia nautiche a sud di Lampedusa. Secondo l’Ansa il barcone sarebbe partito dall’Egitto, caricando poi i migranti sulle coste della Libia, vicino alla città di Zuara. Pare che sabato, dal peschereccio fosse stata lanciata una richiesta d’aiuto al centro nazionale soccorso della Guardia Costiera  perché troppo affollato. La sala operativa del Comando generale delle Capitanerie di porto avrebbe dirottato il mercantile portoghese “King Jacob”, un portacontainer di 147 metri di lunghezza che, giunto in prossimità del peschereccio, lo avrebbe visto capovolgersi. Attualmente è in corso un’importante azione di soccorso, e siccome l’acqua del mare in questo momento ha una temperatura di circa 17 gradi, forse qualcuno è sopravvissuto. Questa mattina sono stati lanciati in mare zattere e salvagente e forse qualche sopravvissuto è riuscito ad aggrapparsi. Purtroppo difficilmente potranno essere recuperate le salme dei morti, poiché il naufragio si è verificato in un tratto del mare troppo profondo. Nonostante la tragedia, non è ancora chiaro in quale porto saranno fatti sbarcare i naufraghi. L’approdo più vicino teoricamente è quello maltese de La Valletta e il capo del Governo italiano lo ha indicato come prima destinazione. Questa ennesima tragica vicenda dovrebbe farci riflettere sul valore della vita, sulla nostra cultura occidentale e il Cristianesimo che tanto difendiamo e troppo poco pratichiamo. È vero, un singolo non può fare moltissimo ma come dice il Talmud: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”.

 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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