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Non basta essere bravo per diventare Capo dello Stato

19 Gennaio 2015

Non basta essere bravo per diventare Capo dello Stato

A pochi giorni dall’elezione del nuovo Presidente della Repubblica ci risiamo e sembra essere diventata una moda tutta italiana dare per certi una miriade di nomi, quasi sempre big, che poi puntualmente cadono in sede di votazione segreta per via dei franchi tiratori. Spesso la scelta è ardua ed essere particolarmente in vista potrebbe anche nuocere, basti pensare a Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando che nell’oramai lontano 1946 non furono eletti, certo non perché non fossero capaci, ma per ragioni politiche. Anche altri non furono premiati, benché bravissimi. Pensiamo al conte Carlo Sforza, Fanfani o Aldo Moro e persino il longevo Andreotti. Non per questo in Italia sono stati scelti sempre personaggi meno capaci a rappresentare l’unità nazionale. Anche uomini di polso come Luigi Enaudi, succeduto a De Nicola o presidenti del calibro di Sandro Pertini hanno saputo interpretare la più alta carica della Repubblica. Certo, difficilmente potremo dimenticare la figuraccia del 2013 in cui l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi fu silurato da 101 franchi tiratori. Circostanza che ha portato alla rielezione di Giorgio Napolitano dopo che il parlamento non riuscì a trovare un candidato alternativo. Ebbene, ora siamo nuovamente alla ricerca di un candidato ideale e di nomi illustri ne avremmo diversi. Ciò che conta è l’onestà, la volontà di fare e la capacità, a prescindere che sia uomo o donna. Se è vero che gli italiani vogliono essere democratici fino in fondo, ora è il momento per dimostralo.

Foto: Roma Palazzo Quirinale

Giornalista pubblicista, scrittore.
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