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Custodiamo il passato per l’economia del futuro

21 Gennaio 2015

Custodiamo il passato per l’economia del futuro

Ogni Stato ha le proprie risorse ed è bene ottimizzarle per il bene comune. La crisi economica che oramai da troppo tempo incombe sull’Occidente crea incertezze e molti, soprattutto in Italia, si chiedono cosa si possa fare per uscire da questo difficile impasse. Forse abbiamo perso la bussola, non rendendoci conto che la nostra penisola non solo è ricca di vedute, costiere, laghi, spiagge, mari, pianure e colline, ma soprattutto di un’innumerevole quantità di beni artistici e culturali. Quanti musei, monumenti, chiese, monasteri, architetture straordinarie ed uniche al mondo si trovano nella nostra bella Italia. Abbiamo l’imbarazzo della scelta e indicarli tutti sarebbe un’impresa persino impossibile. Tanto è vero che non sono beni solo nostri ma dell’umanità e noi italiani abbiamo l’onore, il piacere, ma anche il dovere di custodirli e di gestire tutto questo patrimonio. Perché allora tanta depressione, mancanza di speranza e pochi sbocchi lavorativi per tanti laureati italiani? Per la gestione di tutti questi tesori abbiamo bisogno di persone capaci. Tuttavia chi si laurea in Conservazione dei Beni Culturali, Scienze della Comunicazione, Archeologia, Storia dell’Arte, Lettere e Filosofia, Storia o simili, non ha grandi possibilità di lavoro nel Belpaese. Come è possibile che in Italia si abbia perso coscienza del proprio passato? A cosa è dovuto tutto questo? L’orto del vicino non è sempre più bello e noi italiani la lezione dovremmo averla imparata. Ognuno dovrebbe dare ciò che ha e fare quello che sa fare. Noi italiani sappiamo fare tante cose e la storia, la nostra storia lo dimostra. Certo, bisognerebbe conoscerla. Così, come la vogliono imparare e gustare i numerosi turisti che vengono da noi soprattutto per tutto quell’immenso ben di Dio che solamente in Italia si trova. Allora, chissà, magari anziché puntare sempre a individuare menti eccelse per il ministero dell’economia, sarebbe più proficuo riflettere sulla cultura anche in termini di politica culturale. Perché non collegare i ministeri dell’economia, della cultura e del turismo? Chi viene in Italia di certo non ci viene solo per abbronzarsi d’estate, ma perché vuole apprezzare quei beni culturali che solamente qui potrà mai vedere. Un’esperienza unica e singolare, e se è vero come dice il grande studioso Jeremy Rifkin che il turismo è “l’espressione più potente e visibile della nuova economia dell’esperienza” e che diventerà “una delle industrie più importanti del mondo”, allora l’Italia ha una grande opportunità e spetta a noi saperla cogliere e gestire al meglio. Auguri Italia!

In foto: Fontana di Trevi – Roma

Giornalista pubblicista, scrittore.
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