Interviste Politica

Alessandro Huber – la giovane speranza del PD

20 Agosto 2013

Alessandro Huber – la giovane speranza del PD

Alessandro Huber, nato a Bolzano il 4 febbraio 1987, frequenta le elementari e medie nel complesso Longon/Archimede e si diploma al Liceo Scientifico Rainerum nel 2006. Successivamente si iscrive al corso di laurea triennale in storia contemporanea a Trieste (laurea 2009) frequentando il secondo anno presso la Freie Uni Berlin.

Consegue la Laurea magistrale a Padova in Scienze Filosofiche dopo due anni con focus in filosofia politica e l’applicazione ad essa dei social network. Avendo la “passionaccia” della politica partecipa alla scuola di politica di durata annuale del Partito Democratico “Officina politica”. Precario della conoscenza, contribuisce alla diffusione e al coordinato per la Provincia di Bolzano del progetto di memoria attiva “Treno della memoria”.  Inoltre collabora alla creazione e allo sviluppo del Festival delle Resistenze contemporanee occupandosi del progetto “Liberamente” presso il Servizio Giovani. Attualmente è occupato presso l’Eurac Junior e coordinatore degli Under40 del Partito Democratico.
Abbiamo incontrato Alessandro Huber per parlare con lui sulla sua candidatura nel PD alle prossime Provinciali e dei suoi ideali politici e culturali.

Walter Veltroni in un’intervista rilasciata a Giovanni Minoli ancora nel lontano 1995, ha definito suoi maestri Luigi Petroselli, Pier Paolo Pasolini, Enrico Berlinguer e Achille Occhetto. Anche lei ha qualche maestro ispiratore o padre spirituale cui si orienta?

«Ringraziando per il nobile confronto, inizio dicendo che i miei modelli sono senza dubbio mia mamma e mio papà che mi hanno permesso di crescere sentendomi amato e rispettato, e sinceramente credo che ogni cosa io faccia, dica e intraprendo lo debba a loro. 
Passando oltre a questo romantico e dovuto preambolo, credo che Pier Paolo Pasolini e Michel Foucault siano i miei fari nella politica così come nella vita di tutti i giorni. Sono convinto che il nostro atteggiamento nella “vita quotidiana” sia quanto di più politico esista e dunque non riesco a scindere le due realtà. Per me tutto è politico. Poi Adorno e Anders. Se devo ammiccare ai cattolici, Papa Francesco direi che sta risalendo la china.»

Lei ha deciso di intraprendere una non facile candidatura nelle file del Partito Democratico. Che cosa rappresenta secondo lei veramente il PD? Qual è la sua identità?

«Identità in Alto Adige e del Partito Democratico. E’ un cubo di Rubik intellettuale? Pluralismo. Non relativismo, pluralismo.
Per me il Partito Democratico è il Partito (unico a darsi ancora questo nobile e novecentesco nome) dell’umanesimo. Opposto al partito dell’individuo massificato, è un partito fatto di persone, di discussione, di dialettica. Un partito che deve saper unire e al suo interno saper dividere. Per ora riesce meglio nella fase delle divisioni, trovata la forza di unire per qualcosa (e non contro qualcuno) sarà una botta di vita per questo dannato e amato Paese.»

Secondo Lei quali sono i problemi più urgenti da affrontare in provincia di Bolzano?

«La democrazia rappresentativa si basa sul concetto di rappresentanza: il popolo, la persona, il cittadino vota una persona, un cittadino che vuole lo rappresenti. Io rappresento – o vorrei, ci provo – una generazione che non si vuole arrendere allo status quo, alla “banalità del male”, all’individuo massa che deve formarsi in continuazione perche il “mercato” chiede sempre nuova linfa. Voglio essere precario per scelta, non schiavo dei co.co.pro o come diavolo si chiamano ora. I giovani, per diventare adulti, hanno bisogno di indipendenza economica, abitativa e intellettuale. Quindi? Casa, scuola, lavoro sono le mie urgenze. Messo in sicurezza il presente e il futuro, i genitori e i nonni potranno dormire sonni un po’ più tranquilli.»

Qualche esponente di forze politiche locali lamenta una certa incapacità da parte del PD di trattare alla pari con i colleghi di coalizione tedeschi. Francamente – lei che ne pensa?

«Io mi chiamo Alessandro Huber, applico la toponomastica alla lettera già nel nome, che ci posso fare. Sono figlio del Novecento, di questa terra e non distinguo le persone dalla lingua che parlano. Per questo sono convinto che la buona politica sia solo buona politica e non di qualche gruppo linguistico. Le buone idee funzionano anche in latino. Nel caso venissi eletto sicuramente parlerei in dialetto, in italiano e mi confronterei con le proposte e le idee. Ho sentito dire bestialità in parecchie lingue ultimamente, ma la musica deve cambiare e io voglio provarci.»

Giornalista pubblicista, scrittore.
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *