Cultura e società

Pane, amore e cinema. Questa è l’Austria dell’IFFI

2 Giugno 2013

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Pane, amore e cinema. Questa è l’Austria dell’IFFI

Questa mattina si è conclusa ufficialmente la competizione dei film in concorso alla XXII edizione dell’Internationales Film Festival di Innsbruck.

Al centro dell’attenzione le problematiche dei paese a cui appartengono i registi. Per molti di loro la difficoltà più grande è stata reperire fondi, mentre per altri tornare nei loro paesi d’origine e constatare come la situazione sia ben più grave di quanto si immagina dal di fuori. Di certo l’aspetto politico e sociale di tali aree è alla base della scelta delle pellicole da inserire in programma quest’anno. Lo confermano gli organizzatori che, visibilmente entusiasti, si aggirano presso le 3 sale cinematografiche soddisfatti dei risultati raggiunti. Helmut, stanco ma felice, racconta come ogni anno sia difficile portare avanti questa iniziativa, seppur l’ottima riuscita dipenda molto dal team con cui si lavora. Nel 2013 tante novità, tra cui maggiori fondi da Comune e Provincia e l’inserimento di film classici in 70mm. I film sono stati scelti da lui, in base ai suoi gusti personali, con l’appoggio della co-direttrice Evelin Stark; settima edizione per lei, tanto lavoro, professionalità, dedizione, e soprattutto affetto fraterno nei confronti della famiglia che si è creata intorno al Festival. Diversi mondi fusi insieme, persone da ogni parte del globo inserite in un unico contesto senza confini con un amore comune: questi gli elementi alla base della sua idea di creare l’IFFI Campus. Altra novità del 2013, che raccoglie i giovani registi talentuosi di tutto il Tirolo, privo di scuole di cinematografia, per dar loro la possibilità di studiare, confrontarsi con esperti del settore, conoscere realtà differenti e far conoscere i propri lavori.

C’è chi si rende visibile e chi rimane dietro le quinte, ma sono tante le persone che hanno reso possibile il Festival, tra cui il giovane Stefan, di poche parole, che passa da una sala all’altra per dare supporto a registi e moderatori degli spettacoli. Ed infine Laura Schmidt, che si occupa prevalentemente dell’aspetto comunicativo e pubblicitario, ma si rende disponibile a svolgere qualsiasi tipo di attività necessaria. Sentimento comune del team è la gioia nel constatare come il pubblico sia aumentato e molti volti nuovi accorrono agli appuntamenti di questi giorni.

Per il galà di premiazione si è optato per una conduzione bilingue, con l’inglese della co-direttrice Evelin Stark e il tedesco del direttore Helmut Groschup, che hanno annunciato i vincitori: il miglior film è “Nairobi half life” di David Tosh Gitonga, il miglior documentario “Süsses gift” di Peter Heller e il Südwind Filmpreis va a “Wadjda” di Haifa al-Mansour. Inoltre un riconoscimento speciale per “Keep smiling” di Rusudan Chkonia. Grandi difficoltà per i giurati, che hanno ammesso di aver dovuto scegliere tra una serie di film validi con egual possibilità di vittoria. Il pensiero è condiviso anche da Helmut, che sa bene di aver scelto film con tematiche importanti e profonde da non sottovalutare. La cerimonia si conclude molto informalmente, con un invito al pubblico di visionare quanto prima tutte le pellicole escluse per questioni di tempo e di continuare a condividere questi momenti meravigliosi fino a domani, giornata che si concluderà con la riproduzione dei film vincitori.

L’IFFI è la dimostrazione tangibile di come bastano dei grandi cuori, una passione comune e tanto impegno per realizzare il sogno di alcuni ragazzi con l’amore per il cinema. Una grande famiglia senza confini, che aumenta i suoi componenti, ogni anno, da 22 anni.

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