Cronaca

Il caso Schülmers

6 Marzo 2013

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Il caso Schülmers


COSA INSEGNA IL CONFLITTO TRA MAGISTRATURA CONTABILE, QUIRINALE E PRESIDENTE DELLA GIUNTA PROVINCIALE DI BOLZANO

di Jimmy Milanese

Rome-Quirinale-Palace

 

“Il gioco al massacro tra le istituzioni mina la loro credibilità ed è destinato a produrre un pericoloso qualunquismo”

 

 

 

Il filosofo Michel Foucault scriveva, non troppo tempo fa, che l’obiettivo della politica moderna non è quello di liberare il popolo da fame, povertà, disoccupazione ecc…, ma di creare meccanismi e istituzioni attraverso le quali il popolo non solo rimanga in quella condizione, ma ne diventi addirittura causa. A questo proposito, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, qualche secolo prima, spiegava che, dal suo punto di vista, la liberazione da qualsiasi forma di costrizione della libertà, doveva per forza passare per un auto-rimprovero etico, prima che coinvolgere le responsabilità della società.

 

Cosa hanno a che fare questi due pensatori con il caso del procuratore regionale della Corte dei Conti, Robert Schülmers, dal cui scambio epistolare con il suo presidente, Luigi Giampaolino, sembrerebbe emergere un caso di ingerenza istituzionale della Presidenza della Repubblica, in relazione all’inchiesta curata dallo stesso procuratore a proposito delle spese personali del presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder? Il fatto su cui si ragiona è la diffusione di una comunicazione privata tra due magistrati, girata dal procuratore Schülmers a una mailing list e intercettata dalla stampa. Un aiuto per comprendere il caso, lo chiediamo a due grandi filosofi del passato; non alla politica, non alla giurisprudenza.

 

Infatti, data la prematurità per qualsiasi presa di posizione, dopo la pubblicazione del caso sul quotidiano nazionale “Il Fatto Quotidiano” e la dettagliata smentita del presidente Durnwalder, non sembra opportuno addentrarsi nella materia.

 

Foucault e Hegel, invece, hanno qualcosa da dirci. Il sistema istituzionale nel quale la nostra società moderna vive è diventato estremamente complesso al punto che gran parte del tempo della c.d. politica viene occupato dallo scontro tra istituzioni in lotta per mantenere se non aumentare il loro potere. E’ il caso del rapporto conflittuale tra Presidenza del Consiglio e Parlamento, tra Stato e Regioni, tra Magistratura e Parlamento o Presidenza della Repubblica e, nel nostro caso, tra Corte dei Conti e presidente della Provincia Autonoma.

 

Quindi, quei meccanismi di cui Foucault parlava si realizzano proprio nel rapporto tra istituzioni che competono per la spartizione dei poteri e causano l’inerzia della politica di fronte alle istanze del suo popolo. Certo, ci sarebbe la Costituzione a mettere pace tra le parti e, in taluni casi, dirimere il modo di risoluzione delle controversie. Purtroppo, la nostra Carta Costituzionale, come un tomo per lungo esposto al vento, ha subito le intemperie del tempo. A queste, il legislatore che negli ultimi anni vi ha messo mano, ha ovviato spesso aggiungendo pagine poco coerenti sia con la Carta stessa sia con il mondo moderno. Ecco quindi l’esplodere a ogni livello del conflitto tra diversi poteri dello Stato. Le ultime elezioni, le barricate tra le coalizioni vincitrici, la generalizzata presa di distanza rispetto a una coalizione che realizzi gli interessi della gente, sono una delle facce della stessa medaglia.

 

E adesso, Hegel, che ci aveva visto lungo, immaginando difficile se non impossibile il raggiungimento di magnifiche sorti e progressive, senza il coinvolgimento dell’individuo, della sua sfera etica, del suo senso di responsabilità. Leggere su un giornale accuse di un magistrato verso altre istituzioni, potenzialmente capaci di creare uno scontro violento e, dall’altra, ascoltare una la difesa ad oltranza delle criticabili spese sostenute in nome e per conto della collettività, da piena ragione a Foucault e relega quel pensiero di Hegel in una dimensione utopica dell’irrealizzabilità.

 

Forse è proprio così, incapaci di rimuovere ciò che ostruisce la loro vista, perché attenti ad osservare l’altrui ardimento, gli uomini vollero allora e vogliono ora, piuttosto
 
le tenebre che la luce.

 

Jimmy Milanese  

 

 

 

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