Equal Pay Day. Cgil-Agb: “Il lavoro delle donne è segregato in aree di attività precarie”

Equal Pay Day. Cgil-Agb: “Il lavoro delle donne è segregato in aree di attività precarie”

“Siamo alla settima edizione della giornata di sensibilizzazione sulla parità salariare tra donne e uomini, ma il quadro statistico, anche provinciale, ci restituisce una percentuale di divario che negli anni, purtroppo, è rimasta immutata”. Per informare sulla situazione locale la Cgil altoatesina organizza per la giornata dell’Equal Pay Day (venerdì 21 aprile) un banchetto in via Roma, all’angolo di via Torino con via Dalmazia.

La Cgil-Agb è tra le associazioni che da subito ha aderito alla giornata di sensibilizzazione sul tema del divario retributivo e lo ha tradotto anche in pratica sindacale attraverso la contrattazione: come, ad esempio, in riferimento ai premi di produttività, prima negati alle madri in congedo obbligatorio, oppure alle misure di conciliazione introdotte nei contratti aziendali. “Notiamo però – afferma Doriana Pavanello, presidente del Comitato direttivo Cgil – che sul piano generale poco è cambiato e anzi, constatiamo come il lavoro delle donne resti segregato in aree di attività dove i contratti precari sono maggiormente utilizzati. Per fare un esempio, dai dati elaborati dall’Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro, risulta che, nel periodo natalizio 2016, il 57% delle 9.000 persone impiegate con buoni lavoro pagati da 7, 50 euro all’ora, siano state donne. Lo stesso discorso vale per l’impiego femminile con contratti di lavoro a tempo parziale: su 54.900 rapporti di lavoro a orario ridotto censiti in Provincia di Bolzano, 48.500 sono prerogativa delle donne. Rimane costantemente alta anche la percentuale di donne che abbandonano il posto di lavoro dopo la maternità per difficoltà a conciliare l’impegno di cura della famiglia con l’impegno professionale”.

La Cgil altoatesina analizza anche le cause di questo divario: “Spesso – continua Pavanello – l’origine di questa disparità nasce dalla scelta del percorso di studi o professionale che si intraprende da ragazzine, molte volte condizionato da fattori culturali che vedono il reddito del lavoro delle donne integrativo di quello del coniuge. Tale impostazione induce a orientarsi verso percorsi di studio o formativi a bassa specializzazione e quindi a basso salario. Pesano inoltre modelli culturali che si dovrebbero superare con maggiore determinazione e rapidità; con politiche mirate per incoraggiare le ragazze a scegliere professioni dove è maggiore l’opportunità di carriera e di riconoscimenti retributivi. Dobbiamo infine sconfiggere l’idea che il reddito delle donne sia marginale o di ‘contorno’ a quello familiare. Basta prendere in considerazione che nella sola provincia di Bolzano sono oltre 24 mila i nuclei familiari composti da madri sole con figli”.

La presidente del Comitato direttivo Cgil esorta quindi le donne ad avere il coraggio di intraprendere scelte che superino modelli e stereotipi che spesso le vedono costrette dentro a limitate aree professionali.

In foto: Doriana Pavanello    

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